Ebbene sì, mio papà è Mogol
«La mia canzone è un incrocio tra Battisti e Vasco Rossi». Vola alto Francesco Rapetti (Milano, 22/6/1979, Cancro), ma d’altra parte deve essere naturale quando si è cresciuti con i più grandi artisti italiani e si è figli del mitico Mogol. «Che è anche l’autore del mio pezzo. Una canzone grintosa che parla dell’ambiguità dell’amante: il succo è che si tratta di un ruolo perdente. Altro non voglio aggiungere, se non che Mogol è in forma». Chiama suo padre proprio così, con il nome d’arte. Ma pensare a Francesco Rapetti come al classico figlio d’arte sarebbe sbagliato. Lui spiega: «Certo, portarsi addosso un cognome come “Battisti-Mogol” fa un certo effetto. Ma le selezioni per il Festival sono state fatte con il massimo rigore». Di sé dice: «Sono laureato in Lettere moderne con 110 e lode. Vivo da solo da quando avevo 16 anni. Sono stato un randagio. Giocavo a calcio con la Ternana. In quanto alla musica, è da anni che sono autore. A 21 anni ho composto la musica di “Questo grande pasticcio” per Gianni Morandi. Poi è arrivata “Never too late” per “Saranno famosi” di Maria De Filippi. E per Antonino, vincitore del programma, ho composto “Amore e mistero”. In tutto, come autore ho venduto un milione di dischi». La scorsa estate invece ha esordito come interprete con «Libero come un gabbiano» e ora esce il suo primo album. È padre di Riccardo (4 anni).
Francesco Rapetti
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